La Transnistria....

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La Transnistria....

Messaggioda passionesub » venerdì 1 marzo 2013, 6:17

...ora resa quasi protagonista di un atteso film del grande Gabriele Salvatores :
E' una regione tra la Moldavia ( di reminescenze Stokeriane ) e l'Ucraina, e che Putin ha praticamente " abdicato " confinandola
alla gestione ( sic ! cosa possono fare i " veramente potenti " ..... giocare con gli Stati come fosserro pedine sulla scacchiera
del loro gioco preferito ) della potente famiglia Smirnoff ( certo ! quella della Vodka + bevuta in Russia, e non solo.....era la mia
preferita prima della dissoluzione del mio intestino in staterelli ognuno in lotta con il fisico " centrale " )
Pensate cosa e' diventata oggi, dopo essere stata per anni e anni il crocevia obbligato del traffico di armi nell'ex U.R.S.S. e nella Russia.
Uno Stato non Stato, perchè non riconosciuto come tale sia nell'unione Russa e sia all'estero.
Un " porto franco " per ogni genere di traffico illecito, e, per questo importante motivo, una regione pericolosissima e veramente
" particolare ". Lo Stato dei " criminali-onesti " ...dove ci sono all'interno delle case degli affiliati, devoti ortodossi, icone con rappresentazione della " Madonna con le pistole ".....
Nella Transnistria non si puo' andare. Il visto che ti rilasciano ( il permesso di soggiornarci ) dura solo 24 ore. E cosa ci puoi fare in 24 ore ?

vi lascio con un bel articolo :


Nello Stato che non esiste
tra gangster e statue di Lenin
Tra l'Ucraina e la Moldova una striscia di terra
è controllata da un ex agente del Kgb
dal nostro inviato LUCA FAZZO



La bandiera della Transnistria

TIRASPOL - Il presidente Igor Smirnov, padre e padrone dello Stato clandestino di Transnistria, si materializza quando mancano cinque minuti all'inizio della partita. Prima di lui si materializzano le sue guardie del corpo. Bloccano spalle al muro chi in quel momento si trova sulla scalinata che porta agli spalti. Poi appare Smirnov. Alto, malfermo sulle gambe, lo stomaco gonfio, un cappello da baseball.

Questo è il cuore del suo regno, lo stadio da sogno costruito per dare al mondo un segnale di forza e di potere. Per dire al mondo che la Repubblica di Transnistria, il paese che nessun paese riconosce, esiste sul serio. Che è uno Stato vero e non un accozzaglia di reduci e di trafficanti.

Ma né Smirnov né il suo stadio perfetto danno un'impressione di forza. Lo stadio è vuoto. I riflettori illuminano a giorno le gradinate deserte. Qualche sparuta decina di tifosi dove potrebbero sederne ventimila. I proclami dello speaker risuonano nel vuoto. Smirnov arranca sulle scale, va a rinchiudersi dietro le vetrate della sua tribuna privata. Accanto a lui, un uomo non alto, con le spalle quadrate. Qui si fa chiamare Sevtov, ma il suo vero nome è Antufeev. Come il suo capo, viene dalle fila del Kgb, la vecchia intelligence sovietica.

Prima di arrivare qui, nella repubblica autoproclamata di Transnistria, lo Stato che batte moneta, che sventola una bandiera ed un esercito ma che per il mondo non esiste, Sevtov-Antufeev stava a Riga. Un giorno quattro giornalisti troppo curiosi furono ammazzati, e Antufeev dovette cambiare aria. Così anche lui è riparato qui, nei quattromila chilometri quadrati di campagna e di miseria dove da quindici anni non esiste altra legge che quella del partito comunista e del suo presidente. Dove politica, esercito, affari, televisione e telefoni sono nelle mani di Smirnov, il colosso siberiano arrivato qui nel 1980. E dove il patto d'acciaio tra i relitti dell'Armata Rossa e gli emergenti della mafia russa ha creato la più grande zona franca d'Europa per traffici ad alto valore aggiunto: denaro sporco, droga e soprattutto armi, tonnellate di armi che senza controllo partono dai vecchi arsenali sovietici e dalle fabbriche di Tiraspol verso i conflitti di tutta l'area, dal Kurdistan alla Cecenia, dall'Ossezia alla Serbia. Ovviamente, anche i buyer di al Qaeda - si legge nei rapporti dei servizi segreti moldavi - sono arrivati a fare shopping in questo ben di Dio.




Arrivare in Transnistria può essere semplice o impossibile. Dipende dal caso, da chi sei, dall'umore del graniciero, il miliziano che ti sta davanti quando arrivi alla frontiera sul ponte sul Niestru. Fino al ponte è Repubblica di Moldovia. Neanche trenta chilometri separano Chisinau, la capitale moldova, dal fiume e dai suoi posti di blocco.

Posti di blocco, check point, dogane, agguati armati? Cosa siano esattamente non lo sa nessuno. Perché per il mondo questa non è una frontiera. La Moldova ufficialmente si estende anche ad est del Niestru, fino al confine ucraino. Ma da quindici anni la Transnistria si è autoproclamata Stato. Sul ponte sventola la bandiera rosso-verde-rossa. Sui berretti dei suoi soldati brillano la falce e il martello.

Oggi è giorno fortunato, si passa. Basta lasciare giù le macchine fotografiche. Chilometri di campagna, di miseri villaggi, di muli, oche e campi di mais. Poi si arriva a Tiraspol. Le vecchie, immense fabbriche sovietiche semiabbandonate. I palazzoni squallidi e cadenti. Le vecchie che per mangiare vendono per strada attrezzi di casa e reggiseni usati.

Fino alla dissoluzione dell'Urss, in queste strade regnava la Quattordicesima Armata sovietica. Igor Smirnov era già in zona ma faceva un altro lavoro: ufficialmente mandava avanti una fabbrica di componenti elettrici, in realtà dirigeva l'ufficio locale del Kgb. Oggi Smirnov è il presidente. La Quattordicesima si è dissolta, anche se duemila dei suoi uomini sono ancora acquartierati da queste parti. A contare, più dei soldati russi sopravvissuti, sono però quelli che hanno cambiato mestiere, i ragazzi della Brigata Solntsevo, uno dei clan più potenti della malavita moscovita, che nella sedicente repubblica si sono acquartierati armi e bagagli.



Ma non ci sono solo i ruspanti gangster arrivati da Mosca, ad approfittare della libertà d'azione che si respira a Tiraspol e a lanciare le Ferrari e le Cayenne sulle strade dissestate di Transnistria. Balordi e trafficanti arrivano da mezza Europa. Uno dei primi a capire le risorse della Transnistria fu Boris Birshtein, oggi celebre businessman con quattro passaporti, che qui ha affari e interessi, e qui si dice abbia aiutato i gerarchi sovietici a fare sparire una valanga di denaro prima del crollo dell'Unione.

Oggi rapporti dell'intelligence italiana segnalano che anche i nostri connazionali - dopo avere colonizzato Bucarest, dopo avere invaso Chisinau - stanno sbarcando a Tiraspol. Soldi da investire. Ragazze da esportare. Eroina in transito libero. E armi di ogni genere, in vendita liberamente: pistole, lancia-granate Spg9 e Gnom, fucili mitragliatori Ak 47.

Perché tutto questo riesca ad andare avanti è una faccenda di geopolitica da fare venire il malditesta, tra manovre russe, ucraine, moldave, rumene, europee, americane.

La gente di qua dà una spiegazione più brusca: quattrini, il mare di quattrini che è messo in moto da questi traffici, e di cui sono in molti a beneficiare. Qualcuno ha calcolato che se dal porto ucraino di Ilichevsk non passassero più i container che vengono dalla Transnistria, carichi di ogni tipo di merce illegale, il porto dimezzerebbe il suo giro d'affari.

Impossibile dire quanto durerà. E quanto resisterà il potere assoluto dello zar Smirnov. Oggi Smirnov ha in mano praticamente tutto. Suo figlio Vladimir è presidente delle dogane. L'unica società autorizzata a intrattenere rapporti commerciali con l'estero è la Sheriff, di proprietà di Smirnov. L'unica benzina in vendita è la benzina Sheriff. La compagnia di telefonia mobile è del figlio di Smirnov, quella di telefonia fissa pure. E lo Sheriff è la squadra di calcio che il presidente Smirnov possiede, e che guida indisturbata la classifica.

Apparentemente Smirnov è un monarca assoluto. Ma c'è chi dice che a tenerlo a galla, in una singolare versione di democrazia, sia il consenso dei clan che dominano il mercato del crimine.

Sullo stadio di Tiraspol, mentre lo Sheriff demolisce il Nistru di Otaci, soffia il vento freddo dei Carpazi. Chissà se, chiuso dietro i vetri blindati, pallido e gonfio, anche Igor Smirnov si chiede quanto durerà.

(4 ottobre 2005)


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Re: La Transnistria....

Messaggioda passionesub » venerdì 1 marzo 2013, 11:52

Linin e' stato accusato dai suoi ex concittadini e compagni di essere un traditore, e di avere scritto una montagna di menzogne....ma a noi questo non interessa, a meno di non essere profondi conoscitori di quella lontana realta'. Il suo primo libro, che e' una raccolta di " momenti/ricordi ", e' stato adattato da Salvatores e Stefano Rulli con Sandro Petraglia, e l'approvazione dello stesso N. L., in una " linea narrativa " che, appunto, e' certo piu' adatta a reggere un lungometraggio e a contenere cosi' tanti importanti personaggi.
( cito solo la figura del " tatuatore ", ( lo stesso Linin e' proprietario a Milano, dove e' arrivato e ora e' stato naturalizzato italiano, dopo la sua esperienza di guerra in Cecenia dove fu' per adempiere alla leva obbligatoria, di un laboratorio di tatuaggi ) che in Siberia e in particolare nella comunita' Urka e' in pratica uno " sciamano "
uno " stregone " che, con i suoi veri e propri dipinti, ti decòra il corpo con la " storia " della tua vita. Gli Urka, popolo affascinante nel panorama antropologico del freddissimo est, erano guerrieri e cacciatori ( mi ricordano la fierezza degli afghani e del buskashi ) e in epoca " moderna " pre e post zar , vennero utilizzati come mercenari, cosacchi e " special corps "....vi ricordate " Dersu Uzala " e la sua enorme capacita' di soppravvivere nella tundra ? Era un Urka della fine del 19° secolo )
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