Storia e tecnica degli indici luminescenti

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Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda lui » mercoledì 3 aprile 2013, 14:47

Articolo comparso il 22/09/2011 su "Orologi Vintage da vivere"


Autore: Klaus


Il Problema della luminescenza degli indici e delle sfere di un orologio, ha tenuto banco per decenni ed è tutt'ora un aspetto molto curato e sviluppato all'interno dell'industria orologiera.
Nel corso degli anni, sono stati usati, infatti, diversi sistemi, ma tutti comportavano problematiche di un qualche tipo.
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Il primo e storicamente più diffuso è consistito nell'accoppiare, nella medesima pasta luminescente, due componenti: una, detta "Scintillatrice" che emette energia luminosa se sottoposta ad eccitazione fisica e/o chimica (sollecitazione termica, luminosa, radiattiva...) e l'altra, detta "Isotopo" costituita da un elemento radioattivo.
Il Radio è stato uno dei primi usati, ma è molto più radioattivo del necessario ed è stato abbandonato a partire da circa 50 anni fa.

Il radio è l'elemento chimico di numero atomico 88. Il suo simbolo è Ra. Il suo nome deriva dal fatto di essere uno degli elementi più radioattivi conosciuti.
Di colore bianco, annerisce per esposizione all'aria. È un metallo alcalino-terroso presente in tracce nei minerali dell'uranio. Il suo isotopo più stabile, 226Ra, ha un'emivita di 1602 anni e decade in radon. Sicuramente l'applicazione pratica più conosciuta di questo elemento è proprio il campo orologiero.
Usato in passato nelle vernici luminescenti per quadranti e lancette di orologi, sveglie e strumentazione varia. Oltre 100 ex-pittori di lancette di orologi, che usavano le loro labbra per fare la punta al pennello, morirono per le radiazioni: poco dopo, gli effetti nocivi delle radiazioni iniziarono ad essere pubblicizzati. Il radio venne usato nei quadranti delle sveglie fino agli anni cinquanta. Gli oggetti verniciati con vernice al radio possono essere pericolosi ancora oggi e devono essere maneggiati con la dovuta cautela.

Poi sono stati usati il Promezio, il Trizio etc. molto meno radioattivi e con tempo di decadimento molto più breve.
La radiazione beta a bassa energia emessa dal decadimento del trizio non può penetrare la pelle umana e quindi il trizio è dannoso solo se ingerito od inalato. Inoltre proprio la sua bassa energia rende difficile il suo rilevamento.
Il Trizio è una "versione" dell'atomo di Idrogeno, "addizionato" di un paio di elettroni.
Ciò lo rende più "nervoso" del normale Idrogeno e dunque radioattivo.
Però, mentre nel caso del Radio, delle due componenti, la prima a "mollare", ovvero ad invecchiare e cessare le sue funzioni era lo scintillatore, che veniva letteralmente "bruciato" dall'Isotopo, nel caso del Promezio e del Trizio erano gli isotopi a cessare di essere radioattivi, per il loro tempo di dimezzamento molto inferiore. dunque il problema era: radioattività molto minore, ma comunque presente in modo sensibile, ma durata piuttosto breve dell'efficenza luminosa (tra i 5 e i 12 anni).
La loro radioattività, anche se enormemente minore rispetto al Radio è stata dunque ritenuta, comunque,eccessiva, se non altro perchè evitabile.
Promezio e Trizio sono stati destinati all'abbandono e alla messa a bando e si sono cercati, dunque, altri sistemi, ancor più efficenti e, soprattutto, meno radioattive.
Tra questi... i cosiddetti "Trasers", ovvero mini-fialette di cristallo, sottilissime, tagliate e "saldate" con il laser, la cui superficie interna è "spalmata" di sostanza scintillante e riempite di Trizio allo stato gassoso.
In tal modo di Trizio se ne usa pochissimo e in stato gassoso, dunque molto poco pericoloso e radioattivo, inoltre il contatto continuo ed efficente con la componente scintillante garantisce efficenza superiore e più longevità.

Il sistema di illuminazione degli indici a base di fialette riempite con vapori di Trizio è stata, un po', la quadratura del cerchio, in materia.
I Traser sono prodotti, ormai da un bel po' di anni, solo da una ditta, la Mb Microtec, per tutti i produttori del mondo, in diverse forme e in molti colori: lentine, cerchietti, anellini, tubetti etc. rossi, verdi, gialli, bianchi, etc...
La ditta possiede il marchio "Traser", che è divenuta la denominazione comune e commerciale delle fialette, e produce gli omonimi orologi.
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Radio o Trizio?
Spesso il Trizio è confuso con il Radio, quindi, per essere più precisi e certi di cosa stiamo parlando, occorre misurare l'emissione di radioattività dell'orologio. Se è quasi nulla si tratta di Trizio, se invece pariamo di Radio il contatore Geiger si eccita almeno dieci o venti volte di più.
Il Radio, essendo molto più radioattivo "brucia" la sostanza scintillante e ne altera il colore molto più che il Trizio.
Sarà capitato a tutti di vedere degli orologi vintage con gli indici molto, ma molto bruniti... ecco, una delle cause di quella "bruciatura" è la presenza nell'impasto, di Radio, ma anche una accentuata sensibilità della sostanza scintillante alla presenza del Radio. Non è infatti detto che indici più "bruciati" siano anche più radioattivi...
Il colore, sia quello originario che quello invecchiato, sono dati, infatti, dalla sostanza luminescente, dallo scintillatore, e non dalla componente radioattiva, anche se comunemente, ma erroneamente, si dice "triziare un quadrante" o "quale è colore del... Trizio di questo o quell'orologio? giallo, bianco, verde, etc...", ma, in realtà, il colore del trizio è sempre lo stesso e le variazioni cromatiche discendono da diverse altre componenti della pasta luminosa.

il fatto che, se sottoposto alla luce, specie dopo un periodo di buio totale, un orologio luminoso (Trizio o Radio che sia) risulta ancora debolmente luminoso, non dipende affatto dalla radioattività, che può esserci o meno, indipendentemente da questo fenomeno, ma dalle condizioni dello scintillatore. Lo scintillatore emette luminosità se sollecitato, fino a che non viene neutralizzato da parte della componente radioattiva, molto aggressiva. Può emetterla se sollecitato dal calore, dalla luce o dalla radioattività.
Non corrisponde al vero, dunque, l'erronea convinzione secondo la quele "se non è più luminoso, non è più radioattivo" o viceversa, oppure quella, altrettanto errata, secondo la quale "se è ancora luminoso è Trizio e non Radio" e viceversa... sono sciocchezze sostenute da chi non sa di cosa sta parlando...
il colore della pasta luminosa, il modo in cui "vira" invecchiando, etc... dipendono da diversi fattori, ma sono tutti legati alla sostanza scintillatrice e non all'isotopo: è la sostanza scintillatrice ad essere luminosa, colorata, ad alterarsi virando colore, etc... Normalmente i fattori che fanno virare i colori sono ambientali: la radioattività stessa, l'umidità, la luce del sole (raggi UV), la qualità del pigmento usato, talvolta anche il tipo di lubrificanti usati per la meccanica che, evaporando, formano dei gas all'interno della cassa.
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Panerai usava Radio e non Trizio. Il Radio è un isotopo molto più radioattivo.
Tanto per capirci... è più radioattivo dell'Uranio ed ha un'emivita di 1600 anni circa... Oltretutto il Radio viene usato allo stato solido.
Panerai usava dei quadranti a strati, a sandwich, per cui una grossa quantità di composto luminoso veniva rinchiuso in una scatola tonda, discoidale, sulla quale venivano fresati i numeri... Molta luminosità, è vero... ma anche molta radioattività per i prossimi 4500 anni... Ovviamente parlo dei primi Radiomir: la stessa Panerai si rese conto della pericolosità della cosa e corse ai ripari appena fu tecnicamente possibile.
I Radiomir montano un quadrante con un'enorme quantità di Radio 226 e Radio 228. Che rimane radioattivo per oltre 1600 anni!!!
Il fatto che non sia più luminoso, non significa che non sia radioattivo! Anzi!In molte misurazioni fatte con strumenti semi/professionali, non ci è stato possibile stabilire quanto i vecchi Radiomir siano radioattivi...poichè la radioattività superava i valori massimi indicati nella scala del contatore Geiger utilizzato.


La conservazione di questi deve essere molto accurata e fatta con attrezzature idonee. Ovviamente solo alcuni Panerai storici sono radioattivi e comunque possono essere bonificati. Quelli in mostra a Firenze lo sono stati.

Non tutti sanno che gli operatori della Marina Militare affondarono, in una cassa piena di cemento, i loro Radiomir, compresi cinturini e ricambi vari, perchè il figlio del sottufficiale che li custodiva, nel suo alloggio, si ammalò di leucemia... Pur essendo persone coraggiosissime, che manipolavano esplosivi e affrontavano modi di lavoro e di immersione pericolosissimi, si resero conto che i rischi inutili rimanevano non degni di essere affrontati...
tutte le donne che assemblavano i quadranti sono morte di tumore alla bocca o alla gola, perchè avevano l'abitudine di leccare il dito o il pennello per fare aderire meglio le sfere per poi montarle.
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda celestograph » mercoledì 3 aprile 2013, 17:09

argomento interessante trattato con professionalità
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda celestograph » mercoledì 3 aprile 2013, 17:23

ed ecco come,sul finire degli anni 50,si era trovato il modo di illuminare il quadrante senza pericoli per la salute


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un normale orologio a carica manuale il cui fondello fungeva,tramite apposito accessorio,da batteria ricaricabile


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per alimentare una piccolissima lampadina posizionata a ore 12


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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda salgi56 » mercoledì 3 aprile 2013, 21:21

Luigi, grazie per avere affrontato, in maniera chiara ed esaustiva, un argomento che, ritengo, debba ben figurare in stanza tecnica.
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda passionesub » sabato 6 aprile 2013, 21:39

No no no no no no !!!!!!!
Il signor utente @lui...gia' bannato su altri lidi....si e' " soltanto " dimenticato di aggiungere che il " suo " ( suo !!! SIC !!! ) lavoro e' frutto dello
studio, della competenza e del tempo di altre due persone.
Uno ( aiuto e consulente ) il nostro moderatore " Stanza Militari " @Klaus....e l'altro e' il referente di un Blog da lui stesso creato e dove tutti possono trovare proprio
l'argomento " Storia e Tecnica degli Indici Luminescenti...con l'aggiunta di una postilla su i Radiomir Panerai ".
Pertanto, a mio parere, e anche se @Klaus qui non e' intervenuto come ha fatto su O&P, lo faccio io, il forumista @Lui avrebbe ALMENO gentilmente potuto ringraziare
chi VERAMENTE e' l'artefice di questo accurato lavoro.
L'utente che ha scritto a suo tempo questo bel lavoro ha nick-name @Soyuz.....e qui e' il suo blog :

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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda salgi56 » domenica 7 aprile 2013, 9:08

Ritengo che, chi di dovere, debba fare pubblica ammenda!
Grazie Claudio.
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda passionesub » domenica 7 aprile 2013, 18:34

Bene. ----...figurati ! E' solo che pare facile appropriarsi del lavoro e dell'impegno di altri....grazie a te per la tua prontezza !!
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda Klaus » lunedì 8 aprile 2013, 16:58

Il lavoro è stato già copiato e citato mille volte (pare che in materia di radioattività sia più facile copiare che studiare), ma quasi tutti hanno citato sia me, l'autore, che il curatore, il buon Soyuz.

Mesi e mesi or sono l'utente di O&P e di Orologiko Soyuz mi chiese l'autorizzazione di raccogliere e riordinare i MIEI scritti sulla radioattività, sparsi in diversi fora (ancora non ero entrato nella vostra squadra)...
Fece un lavoro di paziente ricerca, raccolta e compilazione, me lo sottopose, aggiunse delle foto, mi chiese il benestare e lo pubblicò sul suo blog, chiedendomi non solo l'autorizzazione preventiva, ma anche eventuali correzioni e se preferissi che citasse il mio vero nome o il nick.
Più bravo di così...
Ovviamente mi fece piacere dare il mio benestare, anche se non ha mai riletto quello che ha scritto, perchè mi annoia rileggermi...


Ora, francamente avevo intenzione di dedicarmi personalmente ad un nuovo, più ricco e più completo lavoro nel forum che mi ospita e per il quale mi onoro di collaborare, ma... in attesa di avere il tempo necessario per farlo, mi accontento di veder ospitata qui questa mia prima opera...
Grazie.
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda soyuz » lunedì 8 aprile 2013, 18:14

Ciao a tutti sono Andrea
Sono iscritto a questo forum da un bel pò e conosco molti partecipanti, come appunto Claudio (klaus) e Maurizio (celestograph), entrambe persone squisite e competenti che hanno partecipato con entusiasmo al mio piccolo blog.
Come gia avuto occasione di dire altrove, ad amici e conoscenti in quest'ambito, il suddetto blog è gestito da me senza un soldo, a livello amatoriale e con l'unica volontà di condividere la mia passione in uno spazio mio, oltre che nei classici ambienti dei fora. Non ho pretese di fama o gloria, anche perchè nell'ambiente sono ben conosciuto da molto prima della nascita del mio blog, innanzitutto per essere una brava persona, poi per essere un discreto e disinteressato appassionato dell'orologeria d'epoca. Il blog in oggetto è stato causa e oggetto di molte mie notti in bianco e quando vedo gente che si comporta nel modo in cui ha fatto il "signor" -lui- (gia bannato da altre piattaforme per questi atteggiamenti) un pò...devo essere onesto...mi girano.

Detto questo sono onorato del fatto che i miei articoli, vengano ospitati in un forum altamente competente come questo, citandone ovviamente la fonte, come correttamente è stato fatto dai moderatori.

Scusate se non partecipo attivamente alla vta di questo forum...non lo faccio più praticamente ovunque e da un bel pò...per scelta.

Fermo restando che sono a vostra completa disposizione qualora lo vogliate.

Un saluto affettuoso a tutti.

Andrea
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda celestograph » lunedì 8 aprile 2013, 19:22

grazie Andrea dell'intervento,in effetti anche a me girano quando vedo miei orologi pubblicati altrove senza il minimo ringraziamento,specie in forum dove non mi volevano, ma così è la vita,cosa vuoi farci ? :D
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda Klaus » martedì 9 aprile 2013, 0:27

Grazie Claudio, Grazie Maurizio e Grazie Andrea.
Buoni compagni di avventura e di viaggio, di studio e di ricerca.
Grazie per l'aiuto nella conservazione, la tutela e la propagazione di sforzi e di impegno disinteressato, con soddisfazione, impegno reciproci, lealtà e stima.
Sarò onorato di chiedere di essere ospitato ancora nel blog di Andrea, se mai gradisse ancora il mio... intralcio. :wink:

Benvenuto anche all'amico "Lui", che, forse per inesperienza e di certo in ottima fede, ha solo frainteso lo spirito del gioco e che spero vorrà farsi conoscere per le sue qualità genuine, con maggiore soddisfazione sua e nostra.
Lo invitiamo a restare con noi e a contribuire alla crescita comune. :cheers:
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda salgi56 » martedì 9 aprile 2013, 9:15

Partecipare alla vita di un forum, richiede studio, determinazione e conoscenza, a copiare siamo tutti bravissimi ( c' è chi, nonostante tutto, riesce a ralo male 8) )! Quando poi si viene beccati con le dita nel barattolo della marmellata, allora, si dovrebbe fare ricorso a quell' arma meravigliosa chiamata umiltà, e, porgere le dovute scuse ( IMHO ).
Salvo.
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda Klaus » martedì 9 aprile 2013, 11:27

Mah... dai... si può anche stare tra noi solo per due chiacchiere o per chiedere informazioni... non diamo ragione a coloro che vedono Vetroplastica come una tana di barbosi accademici...
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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda mascalzone87 » mercoledì 10 aprile 2013, 12:40

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Re: Storia e tecnica degli indici luminescenti

Messaggioda mascalzone87 » mercoledì 10 aprile 2013, 12:41

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